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La banca ingiunge il pagamento di 40 mila euro, il giudice però la condanna a restituirne 32

La banca ingiunge il pagamento di 40 mila euro. All’esito dell’opposizione, il giudice accerta che l’importo non e’ dovuto e condanna la banca, invece, a restituire circa 32 mila oltre alle spese legali. Ma la stessa banca insiste nella vendita dell’abitazione del cliente ammalatosi.

BANCADopo 5 anni dalla notifica di un decreto con cui la banca ingiungeva a una correntista e al padre nella qualità di fideiussore il pagamento di 40.203,24, la posizione contabile relativa a due rapporti di conto corrente, in sostanza, si rovescia essendo risultato non solo che la banca non deve avere quell’importo, bensì, che deve restituirne complessivamente 31.853,31 oltre a dovere pagare 3.500,00 di spese legali sostenute.
E’ questo, sostanzialmente, quanto dichiarato dal Tribunale di Roma con sentenza emessa in data 23 dicembre 2014 dal Giudice dott. Cricenti all’esito di un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo iniziato nel 2009.
Il caso – Nel mese di Luglio 2009, la banca MPS Gestione crediti banca S.p.A. per conto di Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A. notificava a una correntista (titolare di un’edicola) e al padre quale fideiussore un decreto ingiuntivo con cui ingiungeva di pagare 40.203,24 oltre ad interessi convenzionali e alle spese legali. Tale importo, a suo dire, le era dovuto quale saldo dei rapporti di conto corrente intercorsi. Proposta opposizione, entrambi gli utenti, difesi dagli avvocati Roberto Di Napoli e Laura Barberio del foro di Roma, eccepivano l’infondatezza del credito vantato dalla banca in quanto determinatosi nel corso degli anni a causa dell’addebito di interessi mai validamente pattuiti nel tasso effettivamente applicato dalla banca nonché di commissioni e spese anch’esse non dovute che, tra l’altro, erano state capitalizzate trimestralmente, insieme agli interessi, in violazione di legge. Eccepivano, inoltre, l’usurarietà degli interessi addebitati con la conseguenza che, in tal caso, quantomeno nei relativi periodi, la banca aveva perso il diritto a percepirli. Chiedevano, quindi, al contrario, la condanna della banca alla restituzione di quanto indebitamente ottenuto nel corso degli anni. Alla prima udienza, l’istituto di credito (difeso dall’avv. Bonoli del foro di Roma) insisteva affinché, intanto, il decreto ingiuntivo ottenuto venisse dichiarato esecutivo: istanza che, tuttavia, veniva rigettata dal Giudice a causa delle eccezioni proposte. Disposta una consulenza tecnica d’ufficio (effettuata dal dott. Accarpio) è risultata confermata la tesi sostenuta dalla correntista -tra cui anche l’usurarietà derivante dal superamento dei tassi soglia in vari periodi- e lo scorso 23 Dicembre 2014 il Tribunale di Roma ha emesso la sentenza con cui ha revocato il decreto ingiuntivo e condannato la banca a restituire, relativamente ai due rapporti di conto corrente oggetto del decreto, rispettivamente € 31.310,43 ed € 542,88 oltre a rifondere le spese legali sostenute liquidate in €3500 più accessori di legge e il pagamento della consulenza tecnica.
Nonostante tale vittoria, tuttavia, i medesimi utenti sperano di non perdere la casa che la stessa banca ha pignorato per un altro titolo azionando altra procedura dinanzi al Tribunale di Roma: un mutuo fondiario stipulato nel 2003 il cui capitale di circa 160 mila euro –così come sostengono- tranne 40 mila euro effettivamente erogato, per il resto non sarebbe mai stato concesso essendo stato destinato dalla stessa banca ad estinzione di presunto debito su conti correnti intrattenuti con la stessa banca. Una situazione, in realtà, simile a quella accertata da altri tribunali secondo cui, in tali ipotesi, il mutuo è nullo quantomeno parzialmente oltre che essere viziato, secondo la difesa degli esecutati, per altre ragioni non essendo certo –a loro dire- il tasso effettivo applicato.
Una situazione triste e paradossale, inoltre, a causa di una grave malattia che colpisce uno dei due protagonisti il quale aveva prestato ipoteca sulla propria abitazione convinto della correttezza della banca. Ora, malgrado abbia già vinto in una causa e si sia opposto, insieme alla figlia, alla procedura esecutiva azionata dalla banca a causa del mutuo eccependo varie eccezioni di invalidità, spera che non sia buttato fuori di causa e, magari, ottenere giustizia quando avrà perso l’abitazione venduta ingiustamente. Risultato creditore di oltre 31 mila euro in un giudizio, avendo eccepito varie ragioni di nullità del mutuo ed esposta la sua gravissima situazione di salute si chiede se non sia opportuno, prima, accertare l’effettivo dare-avere, verificare che –come da lui sostenuto- la pretesa non sia usuraria ed estorsiva in modo, eventualmente, da potere pagare solo quanto e se dovesse risultare debitore piuttosto che perdere la casa che finirebbe svenduta all’asta. Oltre a confidare nella sensibilità e prudenza del Giudice dell’esecuzione, il signor M.G. spera anche nella correttezza e nel buon senso da parte dei responsabili della Banca Monte dei Paschi di Siena affinché, preso atto anche dei danni nel frattempo causati, ridetermino la corretta posizione contabile senza causare la vendita dell’abitazione di un soggetto, peraltro, ammalato e la cui serietà è stata già confermata dalla sentenza ottenuta.

Ecco la sentenza e il rigetto provvisoria esecuzione

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