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Conferenza di fine anno della Federlazio

federSi è tenuta ieri sera, presso l’Hotel Salus Terme, la conferenza di fine anno della Federlazio, alla presenza del prof.Marco Simoni, quarantenne, economista ed esperto di scienze politiche, insegnante alla London School of Economics, dove si è occupato di capitalismo comparato, facente parte della squadra del premier Renzi. Il direttore Giuseppe Crea ha aperto l’incontro presentando il gradito ospite della serata e dando la parola al presidente Gianni Calisti. “Quest’anno abbiamo voluto invertire la struttura tradizionale della conferenza, partendo non dal bilancio consuntivo, ma in chiave d’apertura verso l’immediato futuro. Le pressioni economiche ci mettono di fronte ad un 2015 di crescita quasi a zero. La realtà provinciale evidenzia problemi produttivi locali che sommati a quelli nazionali non fanno che ritardare l’uscita dal tunnel della crisi”. Calisti ha, quindi, focalizzato l’attenzione sugli ultimi provvedimenti legislativi per venire incontro alle piccole e medie imprese: Jobs Act e Legge di Stabilità. “Per recuperare competitività la riforma del mercato del lavoro è solo uno dei tasselli perché senza una politica industriale non si va da nessuna parte” – ha aggiunto Calisti, che ha parlato di urgenti priorità: meno burocrazia, più facilità d’accesso al credito, stop alla corruzione. Per quanto riguarda la Tuscia, oltre ai ritardi ed inadempienze strutturali il presidente della Federlazio di Viterbo ha puntato l’indice  sul mancato rilancio del termalismo.  “Le terme – ha affermato –devono essere considerate come un prodotto tipico del territorio”. Ha poi rimarcato il potenziale distruttivo  della crisi con numerosissime aziende del distretto ceramico di Civita Castellana  che hanno subito gravi perdite di quote di mercato. “Chiudiamo questo 2014 – ha concluso Calisti – con alle spalle già sei anni di crisi. Cosa dobbiamo aspettarci ora da questo 2015?”. La risposta è quindi arrivata dal prof. Simoni, da tre mesi al lavoro sui temi di politica industriale ed economica internazionale con il presidente del Consiglio Renzi.  Dopo aver ricordato le proprie esperienze lavorative,che l’hanno visto stare fuori dall’Italia a lungo, ha affermato: “E’ il settimo anno di crisi, ma  se ci limitassimo a questo faremo un grave errore di valutazione perché l’economia italiana non cresce dal 1990. Negli anni ’50 fino agli ’80 è sempre cresciuta più della Francia, della Germania e del Regno Unito. Noi abbiamo iniziato a rallentare più tardi,dopo alcuni cambiamenti inevitabili degli anni ’80 dovuti in parte al processo di globalizzazione e ad alcune scelte sbagliate come l’Irap. La Germania – ha proseguito Simoni – dieci anni fa stava come stiamo noi adesso. Gli ultimi tre anni sono stati i peggiori ed i problemi da risolvere sono quelli degli ultimi 20 anni che si sono accumulati.  Dal 2010 al 2013 l’export italiano di merci è cresciuto di più di quello francese e tedesco. Perché se tutto va male? Perché esistono delle qualità nostre, che sono nelle capacità di fare le cose”. Simoni ha poi evidenziato gli strumenti legislativi del jobs act e della legge di stabilità. “Potremo uscire dalla crisi  – ha proseguito – quando avremo più aziende  grandi di quelle che abbiamo adesso. Avere poi una democrazia più trasparente aiuta la crescita. La riforma di stabilità ha un profondo valore dal punto di vista della crescita economica. L’obiettivo non è quello di salvare il Paese dal baratro, ma di riportarlo al suo posto, all’inizio della locomotiva”. Inoltre, Simoni ha parlato, tra i difetti degli ultimi 20 anni,  della lentezza del ricambio delle classi dirigenti e di una sorta di chiusura di cui si è impadronita l’Italia. “Questo Governo vuole portare dei cambiamenti, come lo hanno fatto Margaret Thatcher e Mitterand. Stiamo vivendo un momento di transizione, ma sono convito che il jobs act e la finanziaria porteranno buone novità. Il Governo deve fare del proprio meglio per mettere le aziende  ed i lavoratori nelle condizioni di fare meglio le cose. Tra le varie manovre per il prossimo anno è previsto il più grande investimento  di promozione commerciale per l’Italia mai fatto finora che ammonta a 200 milioni di euro”. Sono, quindi, seguiti gli interventi di Luciano Mocci direttore generale Federlazio, che ha parlato della volontà degli imprenditori di rimboccarsi le maniche, ma che arrancano anche a causa del retroterra culturale che esiste. Mocci ha evidenziato una dequalificazione formativa ed un impoverimento generale del Paese. “Dobbiamo ricordarci di quello che eravamo – ha affermato – perché ce lo siamo dimenticato. Oggi le aziende hanno bisogno di credito e di mercati. Anche per quanto riguarda l’internazionalizzazione siamo un Paese che esporta ancora poco: siamo la seconda regione in Italia per il Pil (11%), ma agli ultimi posti per il livello di internazionalizzazione (massimo il 6%). Siamo quindi ben felici di avere un Governo centrale che ha voglia di muoversi. Riprendendo una frase di Wojtyla “Damose da fa’”.  Ha poi preso la parola Augusto Gigliotti della Federlazio ceramica, che ha annunciato la volontà di creare un marchio  per il distretto civitonico,che potrebbe essere un valore aggiunto da portare sul mercato.  Infine, Lorenzo Grani, architetto nel settore dell’edilizia,  ha evidenziato i danni portati dall’Irap  e dalle misure fatte sulle case.  Ha ,quindi,chiesto se tali considerazioni vengano fatte dai massimi esponenti. “E’ la politica o la partitica?E’ più importante che si facciano delle cose o che non le facciano gli altri?” ha chiesto. Simoni ha risposto a questi interventi  esordendo così: “Voglio essere brutale. Damose da fa’ significa che ognuno deve fare la sua parte senza sconti. Il Governo sta facendo molte scelte, non stiamo fermi. A qualcuno piacerà ad altri no. Sono d’accordo sulla spinta culturale, ma una critica voglio farla: il modo per produrre cultura  è fare ancora di più lobby; la cultura si fa quando si inizia a promuovere in maniera diffusa chi va meglio. Il difetto italiano è quel sospetto che si ha nei confronti di chi ha successo a cominciare da chi va bene a scuola. Puntiamo l’indice sulle cose che non vanno, ma al tempo stesso promuoviamo chi fa bene”. Per quanto riguarda, infine, il marchio da dare al distretto ceramico Simoni ha risposto che sicuramente porterà un vantaggio secco: bisognerà però non solo unire le aziende civitoniche sotto un unico marchio, ma realizzare un grande sito Internet, facendo pulling di risorse.  Infine,per quanto riguarda la differenza tra politica e politiche, per Simoni è fondamentale il fatto che sia mancato fare politiche che abbiano conoscenza del Paese. Il presidente Calisti ha concluso l’interessante incontro ricordando come la forza più grande delle aziende sia data proprio dai dipendenti. “Una volta formato il dipendente – ha detto – non è possibile poi licenziarlo”. Rivolgendosi poi a Simoni ha concludo dicendo: “La rinviterò facendole trovare degli imprenditori d’eccellenza che non si vergognano di quello che sono in grado di fare”.

Wanda Cherubini

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