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Novecento: quando Craxi “accerchio” Reagan. Quando l’Italia era l’ITALIA

craxi

Prendi una bella nave da crociera sequestrata in pieno mediterraneo da 4 spietati terroristi. Prendi un boeing 737 fermo su una pista, bloccato da mezzi e camion e circondato da 50 militari, tra avieri e forze dell’ordine armati fino ai denti. Pochi minuti dopo gli stessi vengono a loro volta accerchiati da altri 50 uomini dei corpi scelti della DELTA FORCE e pochi istanti ancora dopo, in un terzo cerchio concentrico, gli ultimi vengono a loro volta accerchiati da altre forze dell’ordine con mitra spianati e blindati d’assalto. Aggiungi che questi militari dei tre cerchi attorno al velivolo fanno parte di due nazioni profondamente amiche e in tempo di pace assoluta. Mescola bene, guarnisci con una lunga telefonata in piena notte tra due potenti capi di stato, e non dimenticarti il morto, naturalmente.
Il soggetto e la storia sembrerebbero dei più fantasiosi, il contesto molto avvincente, in stile Hollywoodiano e la trama sempre attuale. Verrebbe già da pensare a Chuck Norris nella parte del comandante degli uomini della DELTA e a “John Rambo” alias Sylvester Stallone che, chiamato in causa, nel finale, riesce dopo una serie di azioni distruttive di massa a catturare i famigerati terroristi. Peccato però che questo non è un film, non è finzione cinematografica ma è ciò che è realmente e incredibilmente accaduto i primi giorni d’ottobre dell’anno 1985, in Italia, nella cosiddetta “crisi di Sigonella” e a seguito del sequestro della nave Achille Lauro.
Mai era accaduto che la piccola Italia dichiarasse “guerra” in tempo di pace ai grandi alleati degli Stati Uniti d’America; mai era accaduto che il numero 1 di palazzo Chigi sfidasse in maniera così decisa il capo supremo della Casa Bianca. E che capo, considerando il potere di metà anni ottanta in pieno declino URSS, di “sua maestà” Ronald Reagan, il più autoritario e determinato capo di stato del Mondo. E’ lui, l’ex attore, il padrone del globo nel 1985, che dopo aver messo in crisi l’anziano Breznev , tiene in pugno il buon samaritano Gorbaciov. Tutto accade in soli 5 giorni, dal 07 al 12 ottobre, ed inizia proprio con il sequestro del transatlantico Achille Lauro nelle splendide acque d’Egitto. 4 uomini del Fronte popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), braccio armato e dissidente dell’OLP di Arafat, si impossessa della nave italiana e minaccia l’uccisione di tutti i passeggeri. Cominciano in successione 48 lunghe ore di estenuanti trattative, riunioni notturne e prese di posizione. Craxi, Andreotti, Spadolini, Reagan, Arafat e Abu Abbas. Questi gli attori principali dell’intera vicenda. Nave italiana uguale territorio italiano! “Questione di Roma” insiste Bettino.
A bordo viene assassinato e poi gettato in mare un passeggero di nazionalità statunitense di nome Leon Klinghoffer.
Per Reagan, il terrorismo internazionale è questione di Washington. Posizioni inconciliabili: e allora?

E allora la cosa si fa sempre più complicata. Ed ecco che entra in scena il “Giulio” nazionale, l’onnipotente, che, in virtù degli ottimi rapporti poi venuti alla luce grazie al segretissimo “lodo Moro”si appella ai Palestinesi. É Arafat il contatto giusto, ed è proprio a lui che l’Italia chiede aiuto. Yasser decide così di prendersi carico della liberazione e della resa dei terroristi, nell’unico modo possibile: convincere il capo assoluto del Fronte di Liberazione, Abu Abbas, e chiedergli la resa dei suoi 4 uomini a bordo della “Lauro”.
Tutto sembra risolversi con l’accordo di liberazione degli ostaggi in cambio di un salvacondotto per i terroristi. Al comandante della nave viene intanto ordinato di approdare in Egitto, dove un boeing 737 con a bordo Abbas e alcuni diplomatici egiziani attendono i sequestratori. Il governo del Cairo non li vuole, troppo grande e scottante la questione e così, pur di farli sparire dal proprio suolo, si decide per la via di Tunisi, tramite l’Egyptair 2834.
Comincia l’inferno in volo. Caccia statunitensi decollati dalla portaerei Saratoga seguono il boeing con a bordo i terroristi, Abbas e i diplomatici, ma ne la Tunisia, ne Malta e neppure Israele accordano e autorizzano l’atterraggio. Dopo diverse concitate ore nei cieli del mediterraneo inizia a scarseggiare il carburante e quindi c’è solo una possibilità prima dello schianto: l’isola italiana della Sicilia, previo “ok” del governo di Roma.
Craxi concede il permesso per l’atterraggio, ma ad una chiara e precisa condizione: “in Italia decide lo stato italiano!”. La notte del 10 e 11 ottobre l’aereo con a bordo il pericoloso gruppo atterra all’aeroportoCosimo di Palma nella base militare di Sigonella, sul suolo italiano. L’ammiraglio Martini, stimato capo del SISMI, su specifico ordine del presidente del consiglio raggiunge l’isola e prende il comando tattico dell’intera operazione. I motori dell’Egyptair si spengono, gli avieri italiani della VAM si dirigono armati verso il boeing, accerchiandolo, e automezzi di ogni tipo si piazzano davanti all’aeromobile bloccando la pista.

Pochi istanti dopo, atterrano senza alcuna autorizzazione anche due Lockheed C-141 Starlifter con a bordo una cinquantina di “Rambo” della famigerata DELTA FORCE che si dirigono con fare minaccioso verso il boeing e quindi attorno agli avieri. Mitra puntati contro i nostri soldati. La situazione in quei minuti è paradossale. Il suolo è italiano, la base è Nato, gli occupanti, uomini sia dell’aereonautica militare  sia della marina USA, ma nonostante ciò, in quel frangente gli Stati Uniti tengono in ostaggio gli Italiani. C’è una cosa però che i “Navy Seals” Americani non sanno. Avvisati da Martini, stanno giungendo da diverse caserme siciliane centinaia di Carabinieri armati, seguiti da blindati e mezzi d’assalto. L’Arma entra con forza nella base e a sua volta accerchia i militari statunitensi. La tensione è alle stelle. Tre cerchi attorno ad un aereo civile con a bordo i terroristi, il capo Abbas, l’ambasciatore Egiziano e alcuni uomini dell’intelligence del Cairo. E’ il 1985, anno in un cui il clima è di piena pace in Europa, i rapporti con gli amici d’oltre oceano è idilliaco ma, in un contesto surreale, è stato di guerra nella piccola pista sicula. Che fare?

Reagan va su tutte le furie, l’affronto è inaccettabile e in quelle ore concitate chiama Bettino al telefono. Le forze italiane sono in netto vantaggio numerico, se dovesse partire un colpo su quella pista, il rischio di un incidente diplomatico su vasca scala è inaccettabile e non certo auspicabile. Ma non è solo una questione numerica sul campo: il presidente del Consiglio italiano, con piglio da grande statista, tiene testa al capo assoluto della più grande superpotenza mondiale. Ormai con le spalle al muro, Reagan è costretto ad arrendersi e lasciare campo libero ai governanti di Roma. La Delta Force riceve l’ordine di ritiro immediato e l’intricata matassa passa definitivamente nelle mani di Bettino Craxi. I sequestratori vengono consegnati alla giustizia italiana, il capo Abu Abbas trasferito in gran segreto. L’aereo riparte per Ciampino, e anche se seguito nuovamente e in gran segreto da uno sparuto gruppo di uomini DELTA sui cieli di Roma, ormai il dado è tratto. Washington non si da per vinta e chiede ripetutamente l’estradizione dei terroristi, sempre rifiutata dal ministro di grazia e giustizia Martinazzoli. Anche Abbas, dapprima considerato estraneo, poi viene condannato insieme agli altri esecutori per l’intera vicenda dell’Achille Lauro e il tribunale di Genova emetterà dure sentenze per tutti. Mentre per i sequestratori si aprono le porte dei penitenziari italiani, per Abbas, condannato all’ergastolo, c’è uno strano salvacondotto, probabilmente grazie a uno dei tanti accordi occulti tra le autorità italiane, Arafat e i vertici del Cairo. Indiscutibilmente alleata degli Usa, l’Italia non disdegna mai di tessere accordi sotterranei con coloro che tra gli obiettivi hanno la totale distruzione di Israele.

A parte i dettagli, le polemiche, i dissapori, i dibattiti parlamentari, le rotture all’interno dello stesso governo italiano e la frattura internazionale che fa di questa oscura quanto ingarbugliata vicenda un vero caso nazionale, c’è però un’importante chiave di lettura che va presa in seria considerazione, adesso più di ieri; ed è “l’orgoglio italiano” strepitosamente difeso dall’allora premier Bettino Craxi. Se vogliamo, possiamo anche definirlo con cognizione di causa “l’ultimo sussurro di sovranità nazionale”, quella che oggi sembra PURTROPPO solo un nostalgico lontano ricordo.

 

Mirko Crocoli

 

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