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Caso marò. Fucilieri di Marina a rischio, settimana cruciale

maròSul ponte dell’Italia sventola una bandiera bianca che sta per arrivare ‘’a segno’’, a dimostrazione delle rese continue della classe politica di fronte alle varie scelte che la vicenda dei 2 Fucilieri ci ha riservato; mentre una luce rossa lampeggiante ed una sirena lacerante di emergenza, indicano ora, inequivocabilmente, una situazione di imminente  pericolo per i nostri 2 Fucilieri di Marina. Bisogna porre in essere, quindi e con urgenza, le procedure, le misure e i provvedimenti necessari e più opportuni per evitare il disastro, l’irreparabile. Le azioni previste e proposte da un ‘’count -down’’ logico e popolare, nel tempo, non hanno avuto alcuna presa sui nostri governanti e quindi sono rimaste senza  alcun esito; ma l’orologio  si fermerà, drammaticamente, il 3 Febbraio p.v., cioè entro una settimana, se non ci saranno  mosse adeguate e pesanti  per far rinsavire gli indiani politici e delle Corti. Non si tratta di creare sciocca e inutile  emotività, come denuncia qualche ‘’pennivendolo’’ da strapazzo, antimilitarista per definizione che ha già sentenziato la loro colpevolezza quali assassini, anche a prescindere dall’illegittimo processo, con una ricostruzione becera e fantasiosa degli eventi relativi ai 2 Fucilieri. Loro, quei soggetti, come gli indiani, li ritengono comunque processabili dalle Corti indiane, pur essendo il fattaccio avvenuto in acque internazionali, ben che vada a 20 miglia (altri documenti indicano oltre 30 miglia), mentre la giurisdizione dello Stato costiero si ferma, da ormai quasi  quattro secoli, dopo Grozio (1603), alle 12 miglia; oltre tale limite territoriale,non rilevano più le leggi di quello Stato, in quanto il diritto internazionale ha le sue proprie leggi prevalenti in qualunque stato democratico di diritto, che impongono il giudizio dello Stato di Bandiera: nel nostro caso quello italiano, atteso che la nave Enrica Lexie batteva il nostro tricolore! Va da sé che il processo in India è giuridicamente inammissibile, poiché illegittimo a fronte del Diritto Internazionale e della Convenzione di Montego Bay, ma lo è tanto più trattandosi di soldati armati e comandati da uno Stato per garantire la libertà di navigazione con il contrasto della pirateria che è un crimine universale. Di più; se si tratta di capire e giudicare se i nostri soldati si sono attenuti alle consegne o alle Regole di Ingaggio, impartite dallo Stato italiano, non può essere una Corte indiana a stabilirlo, ma è prescritto che sia Roma a esercitare la giurisdizione: anche per questo i soldati ‘’regolari’’ comandati  godono della  speciale immunità funzionale, altrimenti nessun Stato accetterebbe mai di impiegare suoi uomini in teatri esteri, soggetti a norme penali locali o tribali che,spesso, prevedono pure la pena di morte!

Evidentemente per alcuni scribacchini, ammalati di giustizialismo, devono prevalere sempre l’ideologia e le sfrenate fantasie ‘’pilotate’’ sulla realtà normativa e fattuale, come nel caso in specie. Il tempo non è tiranno; se mai è la nostra inazione a farlo diventare tale, ma non per colpa sua.

La ormai ben nota polizia federale investigativa indiana, la NIA, cui è stato improvvidamente dato il compito di ri-verificare l’incidente, anche sotto il profilo anti-terroristico e antipirateria, è ormai pronta a presentare, entro il 3 febbraio, i capi di accusa nei confronti dei 2 Fucilieri, in accordo col famigerato ed inappropriato SUA Act che contempla pure la pena capitale.

Quindi i nostri soldati saranno trattati come terroristi di al-Qaeda;  in base alla SUA, la loro magistratura non potrà certo promettere a priori (come neppure alcun politico può fare!) che la condanna –ancor prima del giudizio processuale- sia monca della massima pena prevista, tanto più che la stessa legge prevede che ‘’ qualora l’ azione omicida, sia fatta in connessione con una nave, e se dà la morte, sarà punita con la pena capitale’’: chi può mai averne assicurato la non applicazione? Se loro vengono,però, trattati come terroristi significa, secondo una semplice logica e proprietà transitiva, che il nostro Stato è terrorista e che ha ‘’comandato’’ due suoi mercenari  a far fuori due poveri ed ignari pescatori indiani. Che, pare, non fossero  del tutto ignari essendo acclarato che il Sant Anthony procedeva in rotta di collisione; cioè significa a puntare con rotta e velocità inalterate mirando la nave Lexie, fino a passargli sottobordo a 50 yards!! (qualunque marinaio l’avrebbe evitato con cura), nonostante tutti gli avvertimenti sonori, acustici, fino ai colpi sparati in acqua. Chi, secondo quei giornalisti con deficit neurale di materia grigia, avrebbe  il ‘’dovere’’  di evitare, in una zona infestata da pirati, anche con la forza che si sostanzi un attacco alla Nave scortata?  Che altro avrebbero potuto fare, i 2 fucilieri,? Aspettare’’ il botto’’ o ‘’il rampinaggio’’ prima di difendere il bene assegnatogli?    Allora, sì, che avrebbero dovuto rispondere per  non aver difeso la nave , non attenendosi alle consegne: ma  sempre ad un Tribunale di Roma, se il sinistro fosse occorso  in acque internazionali. L’Italia, perciò, ha ragioni da vendere, fin dagli eventi iniziali; ora, dopo l’etichettatura di terroristi, ha un carico da ‘’11’’ in più per chiedere a voce alta che l’India sia messa all’indice dalla comunità internazionale,in quanto Paese che ignora e viola i più elementari codici in termini di diritti umani.  E che l’Italia, come minimo, pretenda di adire all’arbitrato, spostando la sede del processo in ambito internazionale, presso la Corte Internazionale dell’Aja.  Giustamente, anche la Commissione parlamentare rientrata oggi dall’India, in visita ai nostri 2 fucilieri, ( i quali hanno davvero apprezzato  la loro unita vicinanza),hanno ribadito con forza che  ‘’la previsione della pena di morte, è un attacco all’Italia’’; e siccome la previsione nessuno può eliminarla, allora siamo sotto attacco! E allora bisogna raccogliere le forze, tutte, a livello nazionale, compresa la Miniesteri che finora ha glissato, richiedendo il supporto concreto e immediato della comunità internazionale, senza altri indugi.  Bisogna che ognuno si assuma le responsabilità che gli sono proprie, sia a livello nazionale sia internazionale; non possiamo continuare a porgere l’altra guancia poiché ormai siamo in presenza di un totale ematoma facciale, a causa degli schiaffi subiti dagli uomini col turbante.

Muoviamoci! Facciamo ogni azione che è nelle nostre possibilità, ma subito, e motivando tali gesti con una conferenza stampa:                    togliamo le navi italiane dai gruppi navali antipirateria, sia a guida UE che NATO, magari facendole rientrare –per ora- in porto;                 .spariamo un messaggio di riduzione del contingente in Libano, sotto guida ONU, subito di 500 soldati, prefigurando il ritiro completo entro un mese; anticipiamo la contrazione ed i tempi del nostro ritiro dall’Afghanistan, evidenziando la motivazione sia alla NATO/ISAF che alla ‘’leading nation’’ USA;   mettiamoci formalmente di traverso denunciando alle NU il comportamento vessatorio e contro i diritti umani dell’India, che non può neppure aspirare al famoso seggio permanente al Consiglio  delle NU;  per finire col preannunciato ‘’disaccordo’’ commerciale già ventilato fra UE e India, ma che deve essere rinvigorito anche a livello mediatico: l’India deve venire a più miti consigli e rientrare in un alveo di legalità e civiltà!

Finalmente, nell’ambito dei vari dicasteri interessati alla questione che finora hanno glissato, si è levata una voce alta e chiara, quella del Ministro Mauro che, oltre ad aver posto l’accento sull’ammirevole comportamento  e l’etica del dovere dei 2 Fucilieri, ha formalmente dichiarato la loro ’’ innocenza’’, aggiungendo altresì che, stante  ‘’il lungo tempo trascorso e le controversie fra le Corti del Kerala e quella di Delhi, senza la formulazione di precise accuse, è del tutto plausibile che tornino a casa; è l’unica soluzione che può preservare l’India dall’accusa di violazione dei diritti umani’’. Lei,  signor Ministro della Difesa, che è il Capo delle Forze Armate (per non chiedere al  Capo Supremo..) può dare gli ordini necessari per sostanziare quelle azioni logiche dei ritiri, con un segnale di fortezza e di orgoglio!

Il NIA emanerà senza alcuna difficoltà, nonostante i contorsionismi locali fra politica e magistratura riportati dai media locali, capi d’accusa a iosa il 3 febbraio (già avevano prefigurato reati di omicidio volontario e associazione a delinquere..); nelle more degli effetti delle azioni predette, la più forte raccomandazione è quella di non farli partecipare al processo/udienze, altrimenti gli indiani procederanno –proprio per la natura dei reati – al loro arresto, seduta stante. D’altronde avrebbero tutte le ragioni per non presentarsi al processo-farsa, in quanto illegittimo, ma soprattutto perché  costituirebbe una trappola per farli marcire nelle carceri indiane!

Nel frattempo, in questa settimana davvero cruciale, porti  avanti  con urgenza e determinazione quelle azioni a tenaglia, per far capire al mondo che l’India è fuori da ogni legge,  o in alternativa/parallelo  quelle  con i nostri Incursori, perché il tempo è emergenziale..se non spirato!

Giuseppe Lertora


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