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Tragedia Giglio – Costa Concordia: sale a 6 il numero vittime.15 dispersi. Dinamica da appurare

Sale a 6 il numero delle vittime della tragedia del mare consumatasi davanti le coste dell’isola del Giglio, dove la nave da crociera della società Costa Crociere, la Costa Concordia, ha urtato contro uno scoglio e successivamente si è incagliata davanti il porto dell’isola. E’ stato ritrovato il cadavere di un altro passeggero nella parte non sommersa della nave: il corpo senza vita è stato rintracciato nella zona del secondo ponte. Dopo il salvataggio della coppia di sposi coreani e del commissario capo di bordo, purtroppo, al momento, non si registrano altri superstiti sull’imbarcazione. Del resto le operazioni di ispezione della nave sono decisamente complesse e gli uomini delle forze dell’ordine, insieme ai vigili del fuoco e alle unità della Guardia Costiera, stanno correndo contro il tempo, nella speranza di recuperare i 15 dispersi, che teoricamente dovrebbero trovarsi all’interno della nave. Le condizioni meteo in questi due giorni dopo il disastro avvenuto venerdì sera, sono state buone e hanno facilitato il lavoro delle squadre di soccorso. Adesso però la situazione sta mutando ed il moto ondoso è in aumento; inoltre è previsto un temporale per le prossime ore. Il pericolo è che la nave, in questo momento poggiata su un fondale di 32 metri, possa scivolare lentamente verso la parte dove la profondità dell’acqua raggiunge i 70 metri, rischiando di farla inabissare del tutto. Le squadre dei sommozzatori hanno il compito di perlustrare quasi 1.500 cabine, di cui oltre la metà si trova nella parte sommersa. Da non sottovalutare anche il rischio ambientale, visto l’enorme quantità di carburante all’interno dei serbatoi della nave: anche per il recupero di quest’ultimo, è una corsa contro il tempo.
Intanto si complica la posizione del comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino, già in stato di fermo presso il carcere di Grosseto, con l’accusa di omicidio colposo plurimo, disastro e abbandono della nave. Alcuni membri dell’equipaggio hanno affermato che il comandante avrebbe dato l’ordine di avvicinamento all’isola del Giglio, non per il rito dell”inchino” di cui si è parlato in questi giorni, ma per far vedere  ad un maitre originario del luogo, la sua isola. Resta ancora da capire come si sia svolta l’intera faccenda. Dal momento dell’urto con gli scogli (ore 21,30 circa), al momento in cui la nave ha effettuato una virata di 180 gradi (21,40/45), per puntare davanti il porto dell’isola, dove poi si è incagliata a ridosso degli scogli (21,58): manovra che il comandante avrebbe ordinato, per evitare di naufragare in mare aperto. Questa manovra effettivamente ha reso meno grave la situazione. Rimane poco chiara la dinamica, in base alle testimonianze e alle comunicazioni tra l’imbarcazione e la Guardia Costiera. Se c’è stata la decisione di puntare verso l’isola per evitare il naufragio dove il mare era molto più profondo, allora in plancia avevano già chiaro che l’imbarcazione stava per affondare. Risulta invece che alle 22,10, dopo circa 40 minuti dall’urto con gli scogli, che ha danneggiato irreparabilmente la chiglia (mentre la nave era già incagliata, ferma davanti il porto del Giglio), si comunicava alle autorità che vi era un guasto al generatore, ma non si faceva menzione dell’urto e dell’incagliamento. L’emergenza vera e propria è scattata soltanto alle 22,30, esattamente un’ora dopo il primo impatto con gli scogli, e circa 32 minuti dopo l’incagliamento. Su questi particolari,  probabilmente, è stato deciso lo stato di fermo del comandante, oltre al fatto che abbia abbandonato la nave prima che tutti i passeggeri fossero stati sbarcati e per il pericolo, secondo gli inquirenti, che si potesse rendere irreperibile, tentando la fuga.

 

Un video delle operazioni (youtube – http://www.youtube.com/watch?v=UhgC9fyX88A)

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