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Sud Sudan: da settimane sono in corso violenze etniche

In alcune parti del Sud Sudan sono in corso violenti e sanguinosi scontri inter-etnici che stanno conducendo a massacri di gente inerme.

Un’escalation di violenza che non ha precedenti nel giovanissimo stato africano nato appena lo scorso mese di luglio dopo uno referendum che ne ha sancito la secessione da Kharthoum.

Gli scontri più cruenti si registrano nello Stato di Jonglei, nell’est del Paese africano, dove, secondo le autorità locali sono state oltre 3mila le persone uccise in pochi giorni alla fine di dicembre scorso. Fonti non ufficiali hanno invece, riferito che probabilmente si è trattato solo di un centinaio di vittime.

Le vittime sono donne, uomini e anche bambini che sono stati colpiti dalla furia omicida che ha armato gli uomini della tribù Lou Nuer. Una sorta di milizia armata che ha attaccato il gruppo rivale dei Murle incendiando e saccheggiando numerose capanne e arrivando a saccheggiare anche un ospedale di Medici senza frontiere, Msf.

Le violenze sono proseguite anche dopo l’intervento dei militari dell’armata di liberazione popolare del Sudan, Spla, l’esercito sud sudanese, sostenuti dai peacekeepers delle Nazioni Unite. I soldati si sono visti costretti anche ad aprire il fuoco per disperdere i contendenti.

Sembra che all’origine degli scontri ci siano antiche dispute sul territorio e sul bestiame.

Alla fine dello scorso mese di dicembre circa 6mila giovani della tribù Lou Nuer hanno compiuto una spedizione punitiva contro la città di Pibor e dintorni, mettendola a ferro e fuoco. Nella città vivono i rivali della tribù Murle. Quest’ultimi sono accusati dai primi di rapimento e di furti di bestiame. Da tempo nell’area si registra la scomparsa di diverse centinaia di bambini e di bestiame.

Questo drammatico bilancio delle vittime non è però, stato ancora confermato dalle Nazioni Unite che proprio a Jonglei ha in corso una grande operazione umanitaria per aiutare la popolazione che vive in condizione drammatiche nell’area. Riferiti casi di sfollati ridotti addirittura a mangiare erba per mancanza di cibo.

Il Programma alimentare mondiale, Pam, l’Unicef, l’Unhcr, l’Oim e l’Ocha ed altre agenzie umanitarie si sono mobilitate per fornire cibo, acqua ed altri aiuti.

Hilde Johnson, rappresentante speciale dell’ONU per il Sud Sudan, di ritorno da una visita nello Stato di Jonglei, ha riferito che i caschi blu della missione ONU nel Paese, la UNMISS, hanno difeso i civili che abitavano nei due principali centri abitati attaccati, Pibor e Lekongele. L’inviata dell’ONU ha però, riferito che almeno un terzo delle abitazioni sono andate distrutte e 60mila  persone ora hanno urgente bisogno di aiuti per
sopravvivere.

In merito agli scontri interetnici tra le tribù di Lou Nuer e Murle nello stato di Jonglei si è espresso il Consiglio di Sicurezza dell’ONU che ieri si è detto molto preoccupato per quanto sta accadendo in quella parte del Sud Sudan. Il CdS ha definito la violenza inaccettabile in qualsiasi sua forma e ha invitato tutte le comunità dello stato di Jonglei a porre immediatamente fine agli scontri, impegnandosi nel processo di riconciliazione. Inoltre, l’ONU ha ricordato che la Repubblica del Sud Sudan ha il dovere di proteggere la sua popolazione, in particolare le
fasce più deboli, come donne e bambini.

Proprio nel Sud Sudan si è recato in visita lo scorso fine settimana l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Antonio Guterres.

Oltre nella capitale Juba, Guterres si è recato anche nell’insediamento per rifugiati a Mabaan.

Nel neo nato Paese africano l’agenzia ONU dell’Unhcr è impegnata sostenere, soprattutto con un ponte aereo di aiuti umanitari, il governo centrale nel processo di reintegrazione di circa 660mila rifugiati rientrati in patria dai Paesi confinanti, di cui 360mila solo dal Sudan.

Una situazione resa ancora più critica dai recenti combattimenti registratisi negli stati sudanesi di Kordofan Meridionale e Blue Nile che hanno generato altre migliaia di profughi. Di questi almeno 75mila hanno cercato scampo al dramma della guerra nei vicini stati del Sud Sudan di Unity e Upper Nile. Mentre altre 23mila persone verso l’Etiopia.

Ferdinando Pelliccia

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