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Afghanistan: continua la ‘conta’ delle vittime del conflitto

Continua la mattanza in Afghanistan dove la violenza continua a farla da padrona facendo pagare a tutti, civili e militari, un alto tributo di sangue. Il conflitto in corso è di diversa natura. Al sud ha una matrice marcatamente ideologica anche se non indenne da influenze criminali come lo è invece, di più nel centro-nord. Nel sud gli obiettivi degli insorti sono essenzialmente quelli di riguadagnare l’iniziativa sul campo, l’influenza sulla popolazione, mantenere la libertà di movimento e contrastare i progetti di sviluppo della polizia locale. Nel centro-nord gli obiettivi sono quello di condurre indisturbati un proficuo contrabbando, anche trafficando droga e armi, oltre che il dare battaglia.

Il tributo più alto lo stanno ovviamente pagando le popolazioni civili afghane.

Quantificare però, il numero delle vittime civili non è facile anche se orientativamente esse sono circa 35mila, tra morti e feriti. Almeno il 10 per cento di questi sono stati colpiti dalle forze militari, governative e straniere. Si tratta dei cosiddetti ‘danni collaterali’. Gli altri sono caduti vittime di attentati compiuti dai ribelli talebani che cercano di rovesciare il governo filo-occidentale del presidente afghano Hamid Karzai.

Più facile è invece, la ‘conta’ dei caduti tra i militari stranieri della coalizione internazionale, dispiegati nel Paese asiatico dal 2001. Secondo quanto riporta il sito http://icasualties.org/ finora sono almeno 2857 i militari stranieri morti in Afghanistan. Il tributo più alto lo hanno pagato quelli statunitensi con 1865 caduti, mentre 42 sono i caduti di nazionalità italiana.

Nel solo 2011 sono stati 566 i soldati Isaf morti in Afghanistan che ne ha fatto il secondo peggior anno in termini di vittime dopo il 2010 con 711 caduti.

Un bilancio, quello delle vittime, che ovviamente si aggiorna e si aggrava giorno dopo giorno.

Tanto è vero che anche oggi si sono registrati morti e feriti sia tra i civili sia tra i militari stranieri. Un tragico bilancio che in sole 24 ore ha visto morire 8 civili, di cui 7 bambini, e 5 militari Isaf.

Nel primo caso i morti sono stati causati da un attentato terroristico. Le vittime sono state investite dallo scoppio di un ordigno nascosto in mezzo alla spazzatura a Tirinkot, il capoluogo della provincia dell’Uruzgan. La deflagrazione ha investito un gruppo di bambini, fra i 6 ed i 9 anni, che giocavano nelle vicinanze. Alcuni sono morti sul colpo altri in ospedale per le ferite riportate. Ucciso dall’esplosione anche un anziano passante. L’attentato non è stato per il momento rivendicato. Il presidente afghano Karzai ha duramente condannato l’episodio che si è verificato nel momento in cui sembra che si sia aperta una via di dialogo tra USA e i Talebani. Questi ultimi sembrano intenzionati ad aprire un loro ufficio di rappresentanza all’estero, forse in Qatar.

Nell’Afghanistan meridionale oggi hanno invece, perso la vita altri 5 militari stranieri della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza, Isaf, sotto comando Nato. I soldati sono caduti in seguito a scontro a fuoco e a causa dell’esplosione di un ordigno artigianale, gli Improvised Explosive Device, IED. Altri tre commilitoni erano rimasti uccisi ieri sempre da uno IED.

La nazionalità dei militari caduti, come consuetudine, non è stata resa nota. Mentre, è di nazionalità italiana il militare Isaf rimasto ferito in maniera non grave sempre oggi in Afghanistan.

Si tratta del secondo episodio in pochi giorni, dopo quello del 4 gennaio scorso. La causa del ferimento è ancora una volta lo scoppio di un ordigno rudimentale artigianale che da sempre è la minaccia più incombente e mortale per militari e civili in Afghanistan per l’alto uso di cui ne continuano a fare gli insorti che li disseminano ovunque specie lungo le arterie stradali.

Due giorni fa l’esplosione di uno IED aveva investito un blindato italiano ‘Lince’ ferendo uno degli occupanti. Il fatto era avvenuto nella zona del Gulistan, nel distretto di Bakwa, nel sudest dell’Afghanistan.

Oggi invece, l’episodio è avvenuto a circa 10 chilometri da Bala Murghab nell’ovest del Paese e l’esplosione ha investito un militare italiano impegnato in un pattugliamento a piedi congiunto con forze di sicurezza afghane.

Si tratta di un’area che rientra nelle competenze del Regional Command West, RC-W, a guida italiana. Un’area, che per meglio controllarla, è stata divisa in diversi settori di competenza affidati a diverse task force militari. Il settore nord del RC-W, dove era operativo il militare ferito, un caporale, è di competenza del 151esimo reggimento fanteria della Brigata ‘Sassari’.

Il 151esimo, dispiegato in Afghanistan dallo scorso settembre, per un semestre che si concluderà il prossimo mese di marzo, è guidato dal generale Luciano Portolano, è basato nell’avamposto ‘Columbus’ di Bala Murghab, che è uno dei 7 distretti della provincia di Badghis. Ed è proprio nell’area di Bala Murghab che si gioca una grossa partita tra militari italiani e forze di sicurezza afghane da un lato e miliziani talebani dall’altro.

Negli ultimi giorni si è intensificata proprio l’azione di contrasto nei confronti dei secondi che si vedono sempre di più messi alle corde dai militari italiani e afghani. La regione confina con il Turkmenistan, verso cui è florido il contrabbando, e il contingente militare italiano, dispiegato in zona, punta ad allargare la ‘bolla di sicurezza’ fino al confine con questo Paese asiatico.

Per facilitare il lavoro sono stati creati principalmente 4 importanti avamposti, i cosiddetti Combat out post, COPs. Si tratta di ‘Croma’, ‘Victor’, ‘Highlander’ e ‘Mono’. Questi presidiano importanti vie di comunicazioni che portano nella Valle del Murghab da cui poi, si dipartono tutte le attività nel nord Afghanistan. Si tratta della ‘Lithium road’ proveniente da est, ‘Highway 1’ proveniente da sud e che va ad est dopo aver attraversato Bala Murghab, e la ‘Bronze Road’. Quest’ultima è una lunga arteria che va da nord a sud sempre attraverso la valle di Bala Murghab e il cui controllo è quindi vitale per le comunicazioni nel Paese.

Proprio questo mese scatta anche il nuovo processo di pianificazione, l’ ‘Oplan Naweed 1391’. Si tratta di un’operazione-cerniera con gli USA che vedrà coinvolte l’area di Herat e l’area di Helmand. Dalla fine dell’anno le forze di sicurezza afghane e le Forze della Coalizione internazionale hanno lanciato 18 operazioni congiunte nelle province di Kunar, Nangarhar, Kapisa, Takhar, Baghlan, Kandahar, Helmand, Wardak, Logar, Ghazni, Khost ed Herat.

L’azione di stabilizzazione e controllo della regione, da parte dei militari italiani, è attuata anche attraverso l’attuazione di un progetto che prevede il reinserimento nella società civile afghana dei ribelli Talebani che si arrendono. In tutto il Paese asiatico sono diverse migliaia quelli che hanno finora deposto le armi. Di questi 3mila si sono già reintegrati, mentre un altro migliaio lo stanno per fare. Nella sola area regionale ovest gli insorti che hanno scelto la reintegrazione sono pari al 40 per cento del totale. Brillanti risultati che hanno portato la provincia di Herat, che comprende anche le province di Badghis, Ghowr e Farah, ad essere la prima ad essersi avviata verso il passaggio definitivo delle responsabilità dalla coalizione alle autorità afghane. Un obiettivo prefissato entro il 31 marzo prossimo.

Tutto questo, rientra nell’ambito della fase di transizione avviata lo scorso mese di agosto e che prevede il 2014 anno fissato come quello in cui si avrà la definitiva transizione dell’intero Afghanistan dall’Isaf al governo nazionale. Ferdinando Pelliccia

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