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Ponte dei Sospiri e Palazzo Ducale “senza veli”: cambia la cultura stessa del restauro

Non si è certo trattato di un “semplice” restauro: l’intervento che Dottor Group, in collaborazione con il Comune di Venezia e la Soprintendenza Bap di Venezia e Laguna, ha appena concluso sul Ponte dei Sospiri e sulla facciata di Palazzo Ducale che dà sul Rio della Canonica è stato un’operazione complessa di recupero monumentale, di ricerca e sperimentazione, di documentazione storica, di messa in sicurezza. Il genere di interventi che avvengono una volta ogni cent’anni e che quindi rappresenta un’occasione unica ed irripetibile per la tutela del bene e per allestire un vero e proprio “cantiere di conoscenza”. In questi termini è stata presentata oggi la fine dei lavori, con una conferenza stampa che si è svolta nella Sala del Piovego di Palazzo Ducale, alla quale sono intervenuti il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, l’assessore comunale ai Lavori pubblici, Alessandro Maggioni, la soprintendente, Renata Codello, e il direttore dei lavori, Alberto Torsello.

A Torsello il compito di entrare nei dettagli del restauro, partendo dalle caratteristiche peculiari del cantiere stesso, situato in un punto nevralgico della città, sia per la presenza dei turisti, che per il traffico lungo il Rio della Canonica. “Per come è stato concepito e gestito – ha spiegato Torsello – il cantiere ha garantito non solo il pieno rispetto dei tempi di esecuzione dei lavori, ma anche e soprattutto la massima sicurezza. Infatti in tre anni non ci sono stati né incidenti, né tanto meno infortuni”. L’intero lavoro – ha continuato l’architetto – è nato da un’approfondita indagine preventiva, che realizzato una mappatura dello stato di degrado del manufatto, attraverso analisi chimico-fisiche, chimico-biologiche e ispezioni subacquee. “Gli elementi lapidei che abbiamo trovato in fase di distacco, tanto per rendere un’idea dell’altissimo rischio a cui era sottoposta la zona – ha puntualizzato Torsello – erano ben 1.325”. Sono stati poi studiati approfonditamente i fenomeni e le cause del degrado, per permettere di individuare le modalità di intervento più adatte. Tra le peculiarità dei lavori eseguiti, il recupero dei dettagli decorativi, il rinvenimento di parziali cromature e di parti di intonaco policromo.

L’enorme valore aggiunto del restauro di Dottor, su cui si sono soffermati tutti i relatori, ma in particolare la soprintendente Codello, è l’ampia documentazione raccolta e consegnata a fine lavori, segno di una mutata cultura del restauro, che servirà come base per affrontare interventi futuri, oltre a fornire materiale per la ricerca storica, archeologica ed artistica.

Nel suo discorso di chiusura, il sindaco Orsoni ha infine posto l’accento su due questioni ulteriori, legate alla possibilità di realizzare restauri come questo. Per il primo cittadino è stata infatti essenziale la collaborazione tra le istituzioni e i loro uffici, ma anche e soprattutto “la passione e la generosità con cui Dottor ha svolto il suo lavoro”. Riferendosi alle critiche che sono state mosse contro i cartelloni pubblicitari che hanno coperto le impalcature, Orsoni ha detto un fermo “basta”: “Non si può continuare a dire cose a ruota libera, senza conoscere i problemi. Non è che non ci sia diritto di critica, ma ci vuole anche onestà intellettuale nel muovere obiezioni. E’ evidente che a nessuno fa piacere vedere i monumenti della città oscurati o usati dalle pubblicità. Ma se questo ci dà la possibilità di tutelarli, allora non si può negarne l’utilità.” Sulla stessa linea l’assessore Maggioni, il quale ha sottolineato come negli anni a venire il Comune non potrà che intensificare il rapporto con i privati per la manutenzione e il restauro dell’immenso patrimonio artistico e architettonico di Venezia.

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